La copertina del libro e l'autore Daniele
Lembo
Daniele
Lembo, Il prigioniero di Wanda, MA.RO. Editrice, Copiano (PV), 2003.
Romanzo storico sul tentativo di un commando di Agenti Speciali della RSI, di
rapire, nel 1944, Vittorio Emanuele III, mentre soggiornava a Ravello (SA).
Il re aveva l’hobby della pesca. Tutte le mattine, appena possibile per le condizioni
del tempo e del mare, andava a pescare dalla barca di un pescatore del luogo.
. Ovviamente la scorta dei suoi zelanti granatieri di Sardegna restava a terra.
Non sarebbe stato impossibile rapire il re e portarlo nelle acque degli isolotti
de Li Galli, prospicienti a Postano, dove avrebbe dovuto restare ad attendere
un sommergibile tedesco…
Nella realtà, il leggendario principe Valerio Pignatelli, capo del movimento
clandestino fascista, che operava nelle regioni invase dagli “Alleati” effettivamente
aveva progettato di rapire Vittorio Emanuele III per condurlo prigioniero in
RSI. Il fatto, se si fosse realizzato, avrebbe avuto una clamorosa risonanza,
non soltanto in Italia. Gli accordi con i tedeschi per ottenere la disponibilità
di un sommergibile erano già stati collaudati in un precedente tentativo
di condurre in RSI Benedetto Croce a commemorare Giovanni Gentile, progetto
accantonato per la proibizione di Mussolini, che temeva che Croce potesse correre
troppo gravi rischi.
In definitiva un romanzo storico, che pur concedendo alla fantasia dell’Autore
molto spazio per lo svolgimento di una trama avvincente, esposta da maestro
con sorprendenti colpi di scena , tuttavia si mantiene sempre nei binari di
un rigore storico, narrando episodi inventati, ma che avrebbero effettivamente
potuto accadere. L’Autore ha saputo anche immedesimarsi nell’epos dell’epoca,
nei sentimenti e nelle vocazioni degli uomini della RSI ed in particolare degli
“agenti speciali” che, opportunamente addestrati ed allenati, venivano paracadutati
oltre le linee, sbarcati clandestinamente, o ancora attraversavano le linee
di combattimento a piedi, per effettuare azioni esplorative, o di sabotaggio,
o di collegamento con gruppi di fascisti clandestini. Volontari, caddero affrontando
mille pericoli e ultimo la fucilazione , se si veniva catturati.
Nel romanzo l’ufficiale comandante della squadra di “agenti speciali” si sacrifica
per salvare i suoi paracadutisti. E’ un eroe, che oggi, in questo mondo di mercanti,
sembra troppo irreale, incredibile. Ma in RSI realmente accadde più volte...
F.F.