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CONTROSTORIA FUTURA

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GIOVANNI BARTOLONE

Le altre stragi

Le stragi alleate e tedesche
nella Sicilia del 1943-1944

Le stragi di Piano Stella, Biscari, Comiso, Castiglione, Vittoria, Canicattì, Paceco, Butera, S. Stefano di Camastra…

Palermo, luglio 2005, pagg. 196,€ 15,00 gbartolone@interfree.it

 

Quando gli “Alleati” sbarcarono in Sicilia, quelle truppe erano state eccitate all’odio più feroce nei confronti dei tedeschi, ma anche nei confronti degli italiani e soprattutto del Fascismo.

Il prof. Giovanni Bartolone, dopo molti anni di accurate ricerche in America e in Sicilia ha cominciatofinalmente a pubblicare i primi sicuri risultati del suo appassionato, ma soprattutto rigoroso e responsabile lavoro; saltano così finalmente alla luce alcune tessere che lasciano intravedere le linee del grande mosaico degli inconfessabili retroscena dello sbarco.

Leggiamo nella prefazione: «Già prima di questa invasione dal mare gli uomini della Settima Armata americana al comando del generale George Patton erano stati drogati psichicamente con discorsi e direttive feroci, ma anche materialmente con benzedrina. Patton voleva dei reparti di killer, “perché – diceva - i killer sono immortali”.

Si trattava di una frase rassicurante, una frase che condizionava, con sottile psicologia, la salvezza degli attaccanti alla condizione d’essere killer. Su questi soldati, per la massima parte inesperti e ossessionati dalle incognite legate all’attacco imminente, costretti a sbarcare in Sicilia ben sapendo di rischiare la vita, ragionevolmente, ma ansiosamente preoccupati per dover essere messi alla prova del fuoco, quella frase ripetuta ed echeggiata ebbe l’effetto di potersi aggrappare all’assicurazione che i killer sarebbero stati immortali. Moltissimi di loro, se non proprio tutti, erano inesperti d’operazioni belliche, e si abbarbicarono a quella parola “killer”.Così l’oscura paura dell’ignoto rafforzò la loro determinazione alla ferocia, una ferocia corretta ed autorizzata, di cui non ci si sarebbe dovuti vergognare, come garantiva il loro comandante.»

Quelle che a qualcuno possono sembrare isolate e trascurabili iniziative, vanno invece attentamente inquadrate in una logica strategia, coordinata e diretta da un efficientissimo organismo superiore: il PWB: la “Quarta Arma” dopo le armi tradizionali Esercito, Marina ed Aviazione..

Il PWB, lo Psychological Warfare Branch, (organo per la propaganda e la guerra psicologica) ebbe un ruolo fondamentale anche nell’impostazione strategica della campagna di Sicilia, fondata, si capisce, anche e soprattutto su di una straordinaria e soverchiante ricchezza di mezzi e su di una travolgente inondazione d’armati, ma preceduta ed assecondata da azioni banditesche di malavitosi liberati dai penitenziari americani: uomini di mafia collegati con i mafiosi indigeni, che svolsero una prima azione preparatoria, intimidatoria e di violenta propaganda, arrivando fino alla provocazione dell’esasperazione dei tedeschi – intuitiva, ma preordinata con scientifica psicologia - e proseguendo poi l’attività subito dopo lo sbarco, con attentati agli ufficiali italiani alle spalle dei combattenti e con la diffusione di notizie disfattiste e minacciose alle truppe in armi, portando gli esempi delle stragi commesse dagli “Alleati” contro i “colpevoli” di una resistenza troppo ligia al dovere patrio.

Fu tutto un ampio disegno psicologico-strategico che partì con i terribili bombardamenti di giugno e luglio, per fiaccare il morale di una popolazione fiera e tenace. E non trascurarono i mitragliamenti più spietati..

Non si deve credere che si tratti di casi sporadici; non bisogna imputarne la colpa unicamente all’impulsività o alla ”paterna preoccupazione” di un solo generale per la vita dei suoi soldati. Dobbiamo invece inquadrare gli episodi venuti alla luce, nel più ampio disegno della campagna per l’invasione della Sicilia, campagna che fu preparata dando per la prima volta un ruolo primario, importantissimo alla guerra psicologica.

Ma un argomento così fondamentale per capire come fu condotta la campagna militaredi Sicilia - che doveva preparare il terreno in Italia, onde rendere possibile il 25 luglio - resta ancora un tabù: storici ufficiali non ardiscono compromettere le loro carriere nel “regime” attuale, vassallo degli States.

In Sicilia fu una strategia assecondata oltretutto dalla collusione di alte gerarchie militari italiane, che preordinarono la dispersione di soldatie batterie di cannoni lungo tutto il perimetro costiero della Sicilia, mali lasciarono bloccati, privi di automezzi per poter accorrere a fronteggiare le forze nemiche che sarebbero sbarcate.

La longa manus dei centri di potere mondiali attanaglia ancora i governi, attraverso larghe sovvenzioni ai partiti, ma ovviamente abbranca pure i media e le case editrici nazionali. Questo libro controcorrente dunque è un atto di ribellione e di coraggio, di eroico sacrificio finanziario di un singolo, di sfida, prima ancora di essere un atto d’amore e di dovere responsabile per la verità storica e per l’onestà (temeraria) nel sapere e nell’informazione.

Oggi che il predominio dittatoriale della plutocrazia internazionale, allocata negli Stati Uniti, ha raggiunto uno spessore mondiale attraverso la dominazione economica assoluta, sta finalmente diventando chiaro a molti qual era il vero scopo che si prefiggevano gli uomini dell’establishment presidenziale e plutocratico degli States, pur nella loro paludata, ma farisaica e democratica mascheratura di “liberatori”.

Ma quando, subito dopo lo sbarco, le truppe ”alleate” mostrarono purtroppo spesso il loro volto disumano, fu chiaro chequeste orribili verità avrebbero macchiato d’infamia un esercito in cui erano presenti talvolta soldati caratterizzati dai vizi di predoni ed assassini, arruolati anche per queste loro “qualità vincenti”; e pertanto fu imposto il silenzio stampa più assoluto su tante tragedie che avrebbero posto il loro insanguinato veto morale sui futuri tribunali che i vincitori si preparavano ad instaurare solennemente per giudicare nemici considerati “criminali di guerra”.

Dunque ci fu ermetico silenzio sulle feroci stragidi prigionieri di guerra per quanto riguardò l’ufficialità, ma invece ne fu strumentalizzata la massima diffusione a livello di voci, di radio-gavetta, per demoralizzare tanti soldati italiani che resistevano nei reparti più agguerriti, promettendo la fucilazione a quei militari che avrebbero opposto una resistenza troppo “fastidiosa”. In quest’opera di propaganda disfattista furono molto solerti ed efficaci i mafiosi asserviti allo straniero; ma addirittura si accodò in qualche caso perfino qualche religioso, forse per mal digerito spirito di carità verso i militari in pericolo.

E infatti, ben mille mafiosi furono elencati fra i 10.000 rinnegati che erano registrati nell’elenco segreto che completava l’art. 16 del trattato di pace, documento firmato dal sottosegretario alla Guerra dell’epoca, il comunista Palermo, che stabiliva l’intoccabilità e l’impunibilità perpetua di traditori, sabotatori, spie e comunque di delinquenti macchiatisi dell’obbrobrioso crimine d’aiuto al nemico invasore.

Quindi c’è da credere che la strategia del terrore, portata al massimo della tensione prima con bombardamenti e mitragliamenti feroci, sia continuata conle stragi documentate da Giovanni Bartolone, verificandole particolareggiatamente, in questo suo libro rivelatore, stragi che dovevano essere funzionali alla stessa strategia del terrore per ottenere una resa facile dei soldati italiani. Ergo non potevano essere estranei a questa strategia gli stessi ufficiali superiori degli eserciti “alleati”. Comunque una cosa è sicura ed evidente: almeno il generale Patton risulta coinvolto in pieno nella responsabilità di aver provocato le stragi di quei “sons of a bitch! ” ( figli di puttana!) come egli, senza alcuno scrupolo morale, soleva tracotantemente oltraggiare le Vittime, prima di farle trucidare.

D’altra parte episodi simili di sprezzo per la vita dei prigionieri di guerra non sono affatto rari nella storia dei popoli anglosassoni; mi limiterò a ricordare gli ottocentomila prigionieri di guerra tedeschi lasciati morire di fame, di gelo e di stenti nei campi di concentramento americani in Europa, a guerra ormai finita, come documenta James Bacque in Other Losses, tradotto in italiano: Gli altri lager (Mursia, Milano,1994).

E ne fu responsabile lo stesso Eisenhower che, per evitare di aver noie con la Croce Rossa internazionale, non si vergognò di escogitare la sigla D.E.F. ( Disarmed Enemy Forces) invece del protocollare POV, (Prisoner of War). La tracotanza del vincitore era tanta e la Croce Rossa finse di non aver capito.

Perfino la Croce rossa!

Onnipotenza del danaro?

Nel libro di Giovanni Bartolone vengono denunziate le vigliacche stragi gratuite di prigionieri di guerra, ma anche di civili: stragi perpetrate da americani, truppe coloniali, ma pure da tedeschi esasperati, crimini che in sei anni di pazienti e faticose indagini in Sicilia ed in America l’Autore è riuscito a scoprire negli archivi e dalle dichiarazioni obiettive ottenute però soltanto con molta pazienza e ostinata, perseverante fatica da testimoni oculari, spesso ancora omertosamente terrorizzati dalla mafia dopo più di sessant’anni dai fatti. Ma tanti altri pervicacemente non hanno parlato.

Leggere questo libro, che narra documentandoli correttamente tanti episodi di stragi e solleva temerariamente un grosso lembo di un retroscena insospettato, significa acquistare finalmente la chiave di letturaditutti gli avvenimenti (e sono convinto di non esagerare) che hanno contribuito all’instaurazione dell’attuale assetto di egemonia economica e politica mondiale.

Francesco Fatica

Giovanni Bartolone è nato a Palermo nel 1953, dove insegna Diritto al 2° I.P.S.S.A.R. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico Internazionale; è da molti anni impegnato in ricerche, in Italia e all’estero, sulla II guerra mondiale, il Fascismo, il fenomeno della mafia, la Sicilia dallo sbarco alleato alla morte di Salvatore Giuliano.

gbartolone@interfree.it