Quando il principe Valerio Pignatelli organizzò nell’Italia meridionale, occupata dagli anglo-americani, il movimento clandestino fascista che si preparava ad una eventuale guerriglia da opporre alle sterminate armate dell’invasore, se questo avesse soltanto accennato a ritirarsi, furono collegati tra loro in Calabria, e soprattutto con il centro organizzativo di Napoli, tanti nuclei clandestini di fascisti sorti spontaneamente.
Luigi Filosa, uno dei capi più influenti di questa guerriglia in nuce, rivelò nel dopoguerra che si sarebbero potuti attaccare facilmente i piloni degli elettrodotti, sempre nel caso che ci fosse stata un’inversione della fortuna militare nella contesa in atto. Infatti gli “alleati”, temendo l’effetto paralizzante dell’interruzione della fornitura di energia elettrica, avevano disposto la sorveglianza da parte di drappelli armati delle centrali idroelettriche della Sila. I piloni però non erano sorvegliati e un attacco di sorpresa avrebbe avuto effetti pesanti in caso di ritirata. Ma non sarebbe stato il solo atto ostile, infatti i fascisti clandestini raccoglievano anche armi ed esplosivi.
E non è il caso di ritenere impossibile una tale eventualità ,che invece più volte sembrò probabile, come nel caso dell’offensiva dell’armata italo-tedesca in Garfagnana, o ancora più suggestivamente nel caso della offensiva tedesca delle Ardenne, o, con effetti più risolutivi, se i tedeschi fossero giunti a realizzare l’arma atomica prima di essere costretti ad arrendersi.
Questa breve premessa per chiarire che il movimento clandestino fascista non era un moto velleitario.
Nando Giardini nel suo recente “Bocca di Lupo. Romanzo di vita vissuta. Storia minore”,Ursini Editore, C.P.219, Catanzaro, riporta in circa 200 pagine la vicenda di 88 di quei fascisti calabresi, che furono arrestati dai Carabinieri Reali, per formazione di bande armate, e poi al processo, condannati a pene molto più miti di quella capitale, per aver ottenuto la derubricazione del capo di imputazione. E’ il memoriale di un protagonista scritto con rigore storico, ma anche con lirica passione, che affiora sempre meglio senza cadere tuttavia nella retorica.
Non erano stati “presi” tutti i fascisti clandestini di Calabria, come hanno ritenuto di dover scrivere manicheicamente cronisti allineati al “vangelo pseudo-culturale” della vulgata politically correct. E certamente non è Nando Giardini a scriverlo, ma taluno parlando del suo libro non ha saputo far a meno di insinuare frasi senza rispondenza nella verità storica.
Nando Giardini nel rievocare le vicende sue e dei suoi camerati durante le peregrinazioni da un carcere all’altro di quel “Regno d’Italia”, ridotto a meno della metà, e monitorato dalla paralizzante Commissione Alleata di Controllo, riesce a scrivere pagine di viva poesia rievocando, con l’animo di allora, ricordi della vita di famiglia rivissuti nostalgicamente nel carcere, con sobria lirica. E riesce ancora con brevi, ma incisive pennellate a dar vita a personaggi che corrispondono ad attori e comprimari reali del “processo degli 88 fascisti di Calabria”. Quindi il libro ha anche un valore storico, che trova il suo inserimento tra gli studi storici sul fascismo clandestino portati avanti dall’ISSES di Napoli, nel libro e nel convegno di cui è traccia nella parte storica di questo sito.
Sono pagine in cui Giardini riesce ad avvincere il lettore intrecciando sentimenti e ideali in un afflato poetico coinvolgente, non turbato da tante citazioni letterarie e storiche, che riescono invece a dare maggiore incisività all’affresco dell’artista.
Nando Giardini, che fu anche consigliere regionale del MsiDN, per alcune consiliature, ha saputo animare appassionatamente del suo autobiografismo lirico anche altri libri: Lettere di una vita, L’altra sponda, Racconti d’oggi, Quasi un romanzo.
Nando Giardini, Bocca di Lupo. Romanzo di vita vissuta. Storia minore, Ursini Editore, C.P. 219, 88100 Catanzaro, pagine 190, € 15,05 (£ 30.000)
Sul sito www.libristoriamilitare.com è riportata anche la copertina a colori che riproduce un acquerello dipinto clandestinamente in miniatura da me.