CONIUGARE OCCUPAZIONE E SVILUPPO IN UN'OTTICA SOLIDALE ED ECOCOMPATIBILE
Esistono, nei paesi industrializzati, emblematicamente due categorie di persone che esprimono concezioni di vita contrapposte. Da una parte sono schierati coloro che sostengono che la crescita della produttività offra vantaggi altrimenti non ottenibili e che la stessa abbia una intrinseca capacità di porre, progressivamente, rimedio ai problemi che crea ( consumo di risorse e danni ambientali, diseguaglianze nella distribuzione del reddito, disoccupazione “tecnologica”). Dall’altra, invece, c’è chi ritiene che la tutela ambientale debba subordinare la crescita economica, anche a costo di rinunciare ad una parte dei vantaggi che questa offre.
Posizioni più distanti e inconciliabili non si potrebbero immaginare, eppure le premesse da cui partono entrambi gli schieramenti sono identiche. L’elemento di divaricazione è, invece, costituito dalle deduzioni finali.
Infatti, entrambi sono convinti che se l’attività economica è finalizzata alla crescita della produzione non possa evitare di danneggiare gli ambienti da cui ricava le risorse da trasformare in merci e in cui scarica le sue emissioni, mentre invece, se si persegue la difesa degli equilibri che regolano i rapporti tra fattori abiotici e le specie viventi negli ecosistemi non si può fare a meno di porre limiti alla crescita della produzione. In sintesi, per gli uni la crescita economica comporta utilità crescenti che compensano abbondantemente gli inevitabili danni ambientali che causa , per gli altri la crescita economica comporta utilità decrescenti e danni ambientali crescenti.
Per entrambi il rispetto dell’ambiente comporta limiti, obblighi e divieti alle attività produttive.
E se la premessa da cui partono, gli uni e gli altri, non fosse vera? Se , invece, fosse vero il contrario? Se nell’attuale fase di sviluppo l’unico modo per rilanciare una economia che non tiene più il passo dei decenni passati fosse l’ecologia , e l’unico modo di realizzare forti miglioramenti della qualità ambientale fosse un rilancio dell'economia?
La risposta a questi quesiti trova la sua centralità nella considerazione delle risorse disponibili.
Le modificazioni che la specie umana sta apportando agli attuali equilibri della biosfera sono causate da un sempre crescente utilizzo di risorse disponibili, che comporta difficoltà crescenti di approvvigionamento e rischi di esaurimento.
Se si prova da osservare il modo in cui le risorse vengono utilizzate, si riscontra , facilmente, che nella quasi totalità dei processi di produzione gli sprechi sono maggiori dell’utilizzo stesso, in alcuni casi il rendimento è di poche unità percentuali. Tale rilevante spreco si riversa nell’ambiente sotto forma di emissioni nocive di tipo liquido, solido o gassoso.
La riduzione degli sprechi e l’incremento dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse deve diventare l’obiettivo strategico per un nuovo modello di sviluppo eco-compatibile, attraverso innovazioni tecnologiche che possano facilitare tale processo.
Se questa diventasse la priorità assoluta di tutto il sistema economico e produttivo , l’attuale arretratezza e le enormi possibilità di miglioramento che ne conseguono consentirebbero di innescare una nuova fase di crescita rilevante e duratura come avvenne negli anni Cinquanta e Sessanta con gli elettrodomestici e l'automobile. Pensare che oggi elettrodomestici ed automobile possano avere ancora un ruolo trainante è patetico, non solo perché hanno saturato il mercato e il loro spazio è ridotto alle sostituzioni , ma anche perché hanno raggiunto una maturità tecnologica e , pertanto, ogni innovazione finalizzata ad incrementare la produttività incide , irrimediabilmente, alla diminuzione del numero degli occupati.
Le tecnologie che incrementano il rendimento delle risorse hanno invece ampi margini di miglioramento ed un mercato con altrettanti ampi margini di espansione. Inoltre, l’impegno ad incrementare l’efficienza dei processi di trasformazione delle risorse darebbe un nuovo slancio alle attività produttive che in questo modo fornirebbero un contributo determinante al risanamento ambientale.
Infatti le tecnologie che accrescono l’efficienza energetica consentono di ridurre drasticamente i consumi alla fonte a parità di servizi finali, allungando la durata delle fonti e riducendo i costi senza deprimere il benessere.
Un aspetto significativo di una tale riconversione tecnologica riguarda, senz’altro, la ricaduta occupazionale, dal momento che l’installazione di una adeguata impiantistica e la successiva gestione della stessa genererebbe una forte domanda di professionalità vecchie e nuove dal momento che i costi iniziali di investimento verrebbero ripagati in tempi ragionevolmente brevi dai risparmi derivati da una drastica riduzione dei costi di produzione.
Un grande impegno nella produzione , nello sviluppo e nella ricerca di tecnologie che accrescono l’efficienza nell’uso delle risorse in modo da ridurre progressivamente gli scarti fino tendenzialmente ad eliminarli rappresenta, pertanto, la strada maestra da percorrere per ridurre l’impatto ambientale causato dall’eccessivo consumo di materie prime e dalle varie forme di inquinamento, come giustamente desiderano gli ambientalisti, ma è anche la strada maestra per un rilancio non asfittico dell’economia e della produzione, come auspicano gli economisti.
La gravità della crisi ambientale ed i preoccupanti livelli raggiunti dalla disoccupazione impongono che la politica economica dei paesi industriali avanzati sia indirizzata al raggiungimento di questo obbiettivo in cui le ragioni dell’economia e quelle dell’ecologia vadano di pari passo, contrariamente a quanto in comune disaccordo è avvenuto finora.
Nuccio Moschella