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CONTROSTORIA FUTURA

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GLI EROI DI MUSSOLINI

Aldo Grandi, saggista affermato e giornalista de “La Nazione” che collabora anche al “Corriere della Sera”, ha pubblicato nei saggi della BUR Gli eroi di Mussolini, Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista, un volume tascabile di 238 pagine dense di informazioni sulle idee, le passioni ed i sacrifici eroici di quella notevole parte della gioventù del Ventennio che aveva intuito l’essenza mistica del fascismo riassunta nello slogan: “Credere, obbedire, combattere.” Slogan retorico, che oggi ci appare quasi vuoto di significato reale, ma che invece, nel clima dell’epoca, era attuabile, possibile, praticabile ed infatti fu interpretato da tanti eroi, che credettero, obbedirono e combatterono in nome del fascismo. L’Autore ricostruisce obiettivamente, sulla scorta di un’ampia e preziosa documentazione di diari e carteggi privati - mai portata alla luce del pubblico prima - la storia di Niccolò Giani, asceta, apostolo e soldato, medaglia d’oro, Guido Pallotta, Berto Ricci e mille altri ragazzi che, cresciuti nel Ventennio e nutriti di fede e dottrina, seppero offrirsi volontari per la guerra e combattere valorosamente sui vari fronti, pur sapendo che c’era chi approfittava della situazione. I conti con i profittatori erano in programma, ma rimandati a dopo la guerra. Per completezza affermo che c’erano, purtroppo alle loro spalle, anche massoni che fin nei più alti vertici militari e perfino, come ormai sappiamo, negli ambienti di corte, sabotavano e remavano contro celatamente; accorte e subdole manovre che furono ovviamente tenute coperte, finché non cambiarono i tempi. La Scuola di Mistica fascista fu voluta, ideata e diretta da Niccolò Giani; i giovani dei GUF (Gruppi Universitari Fascisti) che ne fecero parte misero coerentemente in atto la mistica che predicavano, leggendo, scrivendo, discutendo, adoperandosi concretamente, militando fino al sacrificio estremo, come fece lo stesso Giani, che abbandonò l’impegno di docente universitario per andare a combattere in prima linea in Africa settentrionale e poi sul fronte greco-albanese, dove cadde da prode nel 1941, in un cruento assalto alle munite postazioni greche della Punta Nord del Mali Scindeli. Aveva solo 32 anni. Alla sua morte fu diffuso a tutte le scuole il suo testamento spirituale, che era stato scritto mentre era in guerra in Etiopia, appena ricevuta la notizia della nascita del figlio Romolo Vittorio Africano. Grandi lo definisce: « un lungo inno alla patria, a Mussolini, al fascismo». Lo riporta integralmente a pag. 46. Il decalogo dell’italiano nuovo che Niccolò trasse dagli scritti e dai discorsi di Arnaldo Mussolini ai giovani, è la rivelazione dei sentimenti, del carattere, dell’etica che animava tanta parte della gioventù fascista:
1. Non vi sono privilegi, se non quello di compiere per primi la fatica e il dovere.
2. Accettare tutte le responsabilità, comprendere tutti gli eroismi, sentire come giovani italiani e fascisti la poesia maschia dell’avventura e del pericolo.
3. Essere intransigenti, domenicani. Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro, qualunque esso sia. ugualmente capaci di comandare e di ubbidire.
4. Abbiamo un testimonio da cui nessun segreto potrà liberarci: il testimonio della nostra coscienza. Deve essere il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici.
5. Aver fede, credere fermamente nella virtù del dovere compiuto. negare lo scetticismo, volere il bene e operarlo in silenzio.
6. Non dimenticare che la ricchezza è soltanto un mezzo, necessario si, ma non sufficiente a creare da solo una vera civiltà, qualora non si affermino quegli ideali che sono essenza e ragione profonda della vita umana.
7. Non indulgere al malcostume delle piccole transazioni e delle avide lotte per arrivare. Considerarsi soldati pronti all’appello, ma in nessun caso arrivisti e vanitosi.
8. Accostarsi agli umili con intelletto d’amore, fare opera continua per elevarli a una sempre più alta visione morale della vita. ma per ottenere questo occorre dare l’esempio della probità.
9. Agire su se stessi, sul proprio animo prima di predicare agli altri. le opere e i fatti sono più eloquenti dei discorsi.
10. Sdegnare le vicende mediocri, non cadere mai nella volgarità, credere fermamente nel bene. Avere vicina sempre la verità e come confidente la bontà generosa.

Possono sembrare oggi parole vuote, puramente retoriche, di predicatori che non credono in quel che dicono, o vacue parole di fanatici sognatori, completamente avulsi dalla realtà; ma poi dobbiamo ricrederci quando siamo costretti a constatare che ci furono tantissimi asceti capaci di metterle in atto per tutta la vita fino al sacrificio estremo; e questo libro, che certamente non è agiografico, lo documenta con parole nette e libere da orpelli, ma anche da acidi tentativi di nascondere o ingarbugliare una parte della verità, come capita ancora troppo spesso. E qui aggiungo che la Scuola di Mistica fascista fu indubbiamente un movimento di élite, ma dimostra molte cose oggi incredibili, quasi impensabili: in particolare che la borghesia, da cui provenivano gli studenti dei Guf, cominciava ad essere sensibile all’insegnamento etico innovatore del fascismo, e che si stava creando una rivoluzionaria classe dirigente della nazione, ma anche uno stile di vita, un movimento ideale trascinatore che, nella scia lasciata dal capo del fascismo, radicava il consenso di tutto un popolo. Mi sia concessa un’osservazione che potrebbe sembrare azzardata, ma che è invece profondamente meditata: fu un movimento, un fatto concreto, lasciato nell’ombra, che anticipò di un trentennio la ventata innovatrice del ’68, la quale però, ottusamente, fu lasciata strumentalizzare dalla sinistra, senza averne capito la valenza e l’essenza rivoluzionaria, o forse proprio per questo. Mi son lasciato trascinare fuori tema, ma non riesco a trattenermi dall’aggiungere un’ultima mia considerazione polemica: i vertici del Msi non seppero cogliere le premonizioni etiche di Niccolò Giani e dei suoi camerati, che pure trasparivano tumultuosamente nei fermenti giovanili del ’68. Grande occasione perduta allora dai massimi manovratori perché fuorviati da suggestioni evidentemente massoniche e di contingente e miope carattere elettorale; erano timorosi appunto di perdere un elettorato reazionario, di cui avevano coltivato esclusivamente la vocazione conservatrice e antisinistrorsa secondo le suggestioni “atlantiche” imperanti. E chiudo la parentesi. E’ pur vero che l’Autore riconosce formalmente in questo libro errori del fascismo e conseguentemente anche dei “mistici”, ma si tratta di concessioni al politically correct, convinte, ma fatte invero senza particolare astiosità. Ha scritto Grandi: «Le incertezze, se ci furono, non arrivarono a intaccare la sostanza, ossia il fascismo inteso come idea né, tanto meno, il duce,[la minuscola è di Grandi] bensì gli uomini, i generali e i gerarchi, i residui di un mondo “borghese” mai fascistizzato sino in fondo. Al ritorno, dopo quella che loro ritenevano la immancabile vittoria, si sarebbero dovuti fare i conti e le nuove generazioni di Mussolini, che si erano conquistate sul campo il diritto di dire la propria, avrebbero preso in mano le redini del paese. Così non fu e per i molti che tornarono senza alcuna voglia [ma purtroppo furono messi in condizione di non nuocere] di contare e di contarsi, ce ne furono altrettanti che quei conti, invece, non li fecero più.» Una divertente peculiarità poi, che non voglio tacere, è il fatto piuttosto appariscente che uno zelantissimo correttore di bozze ha dato una caccia affannosa alle maiuscole nella parola “Duce” sopprimendole senza remissione perfino nei numerosi documenti dell’epoca, riportati fedelmente nella grafia originaria, impensabile con la minuscola. Tanto accanimento però in omaggio ad una specie di furia iconoclasta da cui non si riesce ancora ad emendare le case editrici più importanti, evidentemente preoccupate di perdere qualche rilevante contributo o sovvenzione. Un fatto sintomatico che fa riflettere sulla pretesa di conservare e foraggiare un funzionale antifascismo becero e formale, attraverso la pressione del capitale. L’interessantissimo volume è completato da un’Appendice di moltissimi documenti inediti, fra cui il diario dal fronte di Giani e le lettere dalla guerra dei giovani volontari di Mistica. Completa la pubblicazione un compiuto indice dei nomi, molto utile e opportuno per ricercatori e studiosi. In complesso una valida testimonianza. Ne raccomandiamo la lettura e la custodia in biblioteca per consultazioni. Il prezzo contenuto delle edizioni BUR ne agevolerà la diffusione.

Aldo Grandi, Gli eroi di Mussolini, Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista, BUR Saggi, Milano, 2004, € 8,00.

Francesco Fatica