Una proposta : dare spazio al microcredito
per combattere l'usura.
di Michele Chiodi
Pubblicato su Il Monitore di gennaio 2002
Premesso che il fenomeno criminale dell’usura deve essere perseguito e represso con operazioni di polizia giudiziaria, non possiamo non stigmatizzare la cattiva volontà e l’inefficiente operatività del sistema bancario che spesso finisce con l'essere involontaria ma sostanziale causa di questo triste fenomeno.
La mancanza di consistenti garanzie reali e la difficoltà di recupero di un credito, in caso di insolvenza, sono quasi sempre le motivazioni addotte per giustificare il rifiuto di erogare un finanziamento. Spesso sono l’alibi dietro il quale il sistema creditizio si trincera e che determina il ricorso, da parte dei bisognosi, ai prestiti illeciti , caratterizzati da interessi a tassi esponenziali .
Tutto questo accelera la fine di tante piccole imprese e determina, spesso, il rilevamento dell’ attività imprenditoriale da parte dell’usuraio, generando il fenomeno della cosiddetta usura di ”svuotamento”.
Sull’inefficacia degli attuali provvedimenti legislativi anti - usura si è detto e scritto tanto: mentre a tutt' oggi il fenomeno non sembra attenuarsi, il fondo di solidarietà per le vittime dell’usura assolve in maniera assolutamente marginale alle effettive necessità derivanti da questa piaga.
C’e’ da concludere, pertanto, che l’usura non si combatte solamente con nuove disposizioni di legge che generano spesso ulteriori pastoie burocratiche, ma individuando strumenti nuovi atti a fronteggiare "a monte" il fenomeno.
E’
quindi necessario un forte intervento finalizzato a sovvertire gli schemi,
soprattutto mentali e culturali, del sistema creditizio creando un vero e
proprio sistema alternativo, fondato sul principio della mutualità.
L’obiettivo è quello di creare strutture, organizzazioni e luoghi d’incontro dove tutte le componenti interessate ( famiglie, piccole imprese, istituzioni finanziarie e pubblici soggetti) possano dialogare con chiarezza, semplificando le procedure di accesso alle risorse disponibili e riducendo all’essenziale gli iter burocratici ed i tempi di erogazione.
L’attuale sistema creditizio, ormai sempre più orientato a percorrere la strada dell’intermediazione finanziaria ( risparmio gestito, polizze assicurative e simili) ed in difficoltà per le sofferenze accumulate in questi anni a sostegno dei grandi gruppi industriali, non sembra in grado di poter sostenere un' iniziativa del genere.
Andrebbe creato, pertanto, un circuito alternativo costituito da istituti di credito a rilevanza territoriale, in modo da rispondere in maniera adeguata ed omogenea alle istanze locali, con un ruolo propositivo orientato all’informazione ed alla sensibilizzazione delle opportunità, al fine di ridurre quanto più è possibile gli ostacoli operativi ed essere interlocutori attivi di un processo di sviluppo.
Un ruolo dunque sicuramente innovativo, che privilegi l’offerta piuttosto che la domanda.
In precedenza si è accennato anche al ruolo dei pubblici soggetti ed a tal proposito gli Enti Locali potrebbero assume un’importanza fondamentale.
Utilizzando, inoltre, come sistema distributivo, i Consorzi di Garanzia Fidi esistenti e gli Istituti di Credito Cooperativo e istituendone di nuovi sotto forma di società miste a capitale pubblico e privato, potrebbero essere messe a disposizione risorse attinte ai fondi comunitari (spesso inutilizzati per mancanza di progetti idonei o per ritardi dovuti all’incompetenza dei burocrati), per realizzare concrete iniziative rispondenti al già citato principio di mutualità, senza dover ricorre, come si è fatto fino ad ora, ad interventi parziali utili solo a gestire l’esistente ( vedi,ad esempio, i "prestiti d'onore").
Si potrebbe, infine, far ricorso ad ulteriori sistemi alternativi con erogazioni in unica soluzione volte a favorire iniziative finalizzate all’auto-impiego o alla costituzione di imprese costituite da giovani, da donne o da gruppi di persone appartenenti a categorie svantaggiate.
Un ventaglio, insomma di possibilità interessanti: importante è incominciare a ragionarci sopra concretamente.