Per discutere di Partecipazione
di Michele Chiodi
Introduzione
al convegno "Capitalismo della Partecipazione"
Il tema della Partecipazione dei lavoratori alla vita, alla gestione ed agli utili delle aziende costituisce uno degli spunti del dibattito politico ed economico in corso nel nostro Paese. Ma sicuramente se ne parla ancora troppo poco e molto c'è ancora da dire e soprattutto da fare in argomento.
L'art. 46 della costituzione repubblicana, mai attuato, recita: " Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende".
Ma di partecipazione tratta, se vogliamo, anche il punto 8 della Carta Sociale Europea che sancisce " il diritto dei lavoratori all'informazione, alla consultazione ed alla partecipazione" e la Quinta Direttiva CEE che, nelle sue numerose stesure, raccomanda sostanzialmente l'adozione per le imprese di nuovi statuti che prevedano forme di rappresentanza dei lavoratori negli organi delle imprese con caratteristiche di ampia rilevanza sociale.
Nulla di tutto ciò è stato finora attuato, in Italia, nella realtà dei fatti ed è questo il vero punto dolente sul quale conviene soffermarsi e riflettere.
Sì, perché l'ideale partecipativo è il solo autentico antidoto, in campo economico, alla finanziarizzazione dell'economia ed alla disgregazione sociale di cui è purtroppo portatore un modello di capitalismo (quello anglosassone, tanto per intenderci) oggi sempre più vincente con i suoi fondamentali incardinati nella massimizzazione del profitto a breve termine e nello strapotere del "mercato" senza regole.
Del resto, la Partecipazione non nasce oggi, ma ha illustri ed importanti precedenti, una sua storia ed una sua dottrina che nasce dall'incontro, dal confronto e dall'attualizzazione di esperienze diverse e di diversi punti di vista che hanno caratterizzato la storia dell'Europa continentale, visioni tutte improntate, nella loro diversità, ad un minimo comun denominatore che possiamo ricondurre alla centralità dell'Uomo che non è certo "merce - lavoro" ed alla collaborazione tra tutti gli attori della produzione in un contesto di sviluppo economico e sociale equilibrato.
Se è vero che l'istituto della partecipazione in campo economico ha avuto in Germania la sua attuazione pratica ad oggi più completa, è pur vero che la nostra Patria è stata una fucina di esperienze e di idealità che hanno fatto della partecipazione dei lavoratori alla vita dell'impresa nelle sue diverse forme e sfumature e della stretta collaborazione o dell'unione vera e propria di capitale e lavoro nelle stesse mani, oggetto di discussione, di dibattito,
di lotta politica e
sindacale e di tentativi generosi e concreti di realizzazione ed attuazione nel
contesto socio - economico. (1 - CONTINUA)