Crediamo sia necessario, oggi più che mai, ripartire dalle radici profonde del fare economia. Ripartire dall’idea stessa di azienda, dall’impresa dinamica e innovativa e dalla possibilità di farla diventare al tempo stesso ambiente produttivo efficiente e luogo della riscoperta della partecipazione e della responsabilità alla vita della comunità. C’è bisogno di ipotizzare e sperimentare un soggetto nuovo : l'impresa comunitaria.
Sotto questo titolo si possono sviluppare tre distinti piani di riflessione operativa tra loro collegati, sperimentarli in ambito aziendale per poi trasferirli all'intero contesto sociale.
a) un nuovo modello di relazioni sociali all’interno
dell’impresa;
b) un ruolo interattivo degli enti locali per favorire il
sorgere del modello dell'impresa comunitaria;
c) una svolta antropologica nella psicologia profonda in
tutti gli attori sociali - imprenditori, lavoratori, amministratori -
che sono i protagonisti di questo cambiamento.
L'obiettivo da conseguire è lo sviluppo di un'economia
sociale di mercato fondata sulla coesione sociale, sulla partecipazione
dei lavoratori ai processi decisionali aziendali e quindi alla gestione ed agli
utili delle imprese, sulla valorizzazione nel tempo del capitale umano che è la
grande risorsa delle aziende, sulla nascita di una democrazia partecipativa che
sappia essere economica e sociale insieme, investendo tutti i gangli vitali del
sistema -
paese.
In questo senso la sfida lanciata può essere davvero
rivoluzionaria. Contro la versione neo statalista, socialdemocratica, proposta
dai partiti del centro sinistra, si deve proporre la novità di un modello
sociale ed economico alternativo che sia però in antitesi anche al pensiero neo
- liberista che è fondato sui soli
valori individuali, sulla massimizzazione del profitto a breve termine, sullo
strapotere del mercato finanziario, sulla riduzione meramente ideologica e fine
a se stessa della presenza dello Stato.
L’ipotesi da perseguire porta a compimento l’idea di
ricostruzione dal basso presente nel concetto di Partecipazione e dalle forme di
attuazione dell'ideale partecipativo nell'ambito delle aziende può estendersi,
come progetto, all'intero corpo sociale, creando i presupposti per la nascita e
la valorizzazione di una democrazia diffusa che abbia i suoi cardini nei
principi di identità, comunità e sussidiarietà.
Lo Stato diventa allora costruttore di servizi e reticoli
integrativi, là dove il libero dispiegarsi della società, al tempo stesso
dialettico (nel mercato, tra le imprese) e cooperativo (nella società civile
organizzata, nel Terzo settore, nelle associazioni), non riesca a raggiungere
con le proprie forze obiettivi superiori. Ed in questo contesto la pluralità
delle culture, la molteplicità delle comunità organizzate, il dinamismo della
vita sociale, i corpi intermedi e quelli fondanti della società, tutto diventa parte
attiva e determinante della nuovo progetto partecipativo che vive e respira con
le istanze, le idee e le proposte di tutti gli attori della comunità nazionale.
MICHELE CHIODI